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i Queen e il Sintetizzatore

Mar Mar 18, 2008 5:34 pm Da whitequeen

I sintetizzatori iniziarono a prendere il sopravvento nella musica moderna a partire dalla seconda metà degli anni ’60, grazie al genio di Bob Moog, inventore del primo e indimenticato Moog Modular che andava ad affiancarsi agli unici strumenti elettrici a tastiera già esistenti: pianoforti elettrici o organi come Farfisa, Hammond, Wurlitzer o Rhodes.

Il primo incontro ravvicinato fra i Queen e il moog modular avvenne nei primissimi anni ’70, quando la band era già composta dalla sua line-up definitiva. Il problema è che i nostri non furono minimamente impressionati dalle potenzialità di questa grande invenzione. Stando a ciò che disse John Deacon in un’intervista anni dopo, scopriamo che non fu assolutamente di loro gradimento questo “coso” che emetteva suonacci non avvicinabili a nulla di musicalmente orecchiabile. Neanche nuove invenzioni come il Mellotron, uno dei primi emulatori “orchestrali”, furono bene accette,in quanto i suoni che emettevano erano ancora molto scarni.
Il problema, parlando un po’ piu tecnicamente, era che ai Queen non andava giù la monofonia di questi strumenti, soprattutto del moog.
Cos’è la monofonia….in breve e semplicisticamente, è la possibilità di poter suonare esclusivamente una sola nota alla volta, per fare un banale esempio, è impossibile suonare un accordo, se si prova a suonare anche due sole note insieme, una delle due si annullerà. E questo non garantiva ai Queen quel sound corposo che invece cercavano!
Infondo, dobbiamo dirlo, i Queen non avevano neanche bisogno di queste nuove trovate sonore. Il loro sound era già bello che formato, sarebbe stato inutile tentare nuove strade, meno sicure, come tentarono prima di loro gruppi quali i Pink Floyd o i Genesis. Anche perché queste macchine erano in pieno sviluppo, ancora poco affidabili e forse fu anche questo a farli desistere. Per entrare come un treno in corsa nel mondo del music business avevano già dalla loro parte, la grande capacità di realizzare musica di grande impatto, quindi (a loro parere) non c’era bisogno di tutta questa “elettronica sperimentale”. Bastavano già le geniali trovate di Brian May che impiegava giornate intere a settare la sua Red Special e il suo Vox AC30, scovando soluzioni sonore tra le più incredibili, che non fecero assolutamente rimpiangere il non-uso di alcun sintetizzatore nel corso di tutti gli anni ’70. Anzi, proprio per evidenziare questa loro scelta,su ogni LP fino a Jazz, fu piazzata una scritta infondo ai credits, che nel corso di quella decade, sarebbe diventata un marchio di fabbrica del gruppo….”No synthetizers used on this LP”. Gli unici strumenti elettrici a tastiera utilizzati furono, l’organo hammond nelle sessions di Queen II e un piano elettrico Rhodes in quelle di A night at the operaA day at the races. Non consideriamo ovviamente i pianoforti acustici registrati da Freddie, perchè, inutile dirlo, non si tratta di strumenti elettrici!

Arriva la fine degli anni ’70 e come normale che sia, i Queen iniziano a pensare a qualche innovazione sonora per gli anni a venire, dopo aver chiuso una decade di puro rock prettamente “acustico”.
Nel frattempo i sintetizzatori hanno subito delle continue evoluzioni. Gruppi quali i Kraftwerk, i Roxy Music, gli stessi Pink Floyd iniziano a introdurre i primi synth polifonici, che avevano la capacità di eseguire anche molte note di suoni diversi nello stesso istante ( a 2, 4 o 8 note di polifonia x il momento,oggi i migliori sintetizzatori arrivano anche a 128), come Oberheim 2 voice, 4 voice e 8 voice e marchingegni di altre marche come Korg e Roland che in questo periodo si lanciano sul mercato.

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